L’autore con questo libro sulla Sapienza non fa filosofia né esegesi biblica del testo sacro ma propone la sua esperienza di uomo e di cristiano per aiutare il lettore alla ricerca della verità, perché la Verità ci fa liberi. Lo stile pacato e sereno sembra ispirato dall’alto, anche se quando affronta tematiche sociali emerge la foga del giurista e dell’uomo politico. Il libro era stato dato alla stampa prima della sua morte.
Rosa Iannetti Langiulli, 4 gennaio 2021
RICORDO DI ANTONINO TIRRITO-Editore e Moderatore della Comunità dell’Amen.
Avevo sentito Ninì qualche tempo prima che si ammalasse: “Per favore, diamo alle stampe il mio ultimo libro. Ormai sono avanti con gli anni e, sinceramente, credo che non mi rimanga molto da vivere“.
Io sdrammatizzai, dicendo che era ancora pieno di vita, e lo salutai. Fu l’ultima volta che ci sentimmo. Il Covid-19 lo strappo alla famiglia poco dopo. Non avrei mai pensato che le sue parole potessero realizzarsi così presto! Ninì fu un uomo di grande comunicazione. Amava trasmettere agli altri ciò di cui aveva fatto esperienza e lo faceva con passione ed amore. Usava la parola ma anche la scrittura, aveva dato alla stampa già diversi libri e a Natale amava inviare gli auguri componendo alcuni versi. Alla fine del suo percorso di vita, quasi come un testamento, e forse non a caso pubblicato a Natale, grazie all’impegno della famiglia, vede la luce il suo ultimo libro “Che ne sai della Sapienza?” con le Edizioni Amen che lo ricordano con affetto. A ottant’anni, un uomo come Ninì che aveva imparato a leggere la storia attraverso Cristo, la cui luce aveva illuminato i suoi occhi, non poteva parlare di sapienza.
Non una sapienza umana sempre fallibile e limitata ma l’unica sapienza in grado di dare senso e direzione alla nostra vita: la Sapienza di Dio. Quanti errori senza la Sapienza! quanti mali e quante sofferenze. Una vita senza Dio è una vita senza sapore e per questo chi si priva di Lui cerca continuamente di condire la sua esistenza in mille altri modi, usando surrogati di ogni genere senza raggiungere mai il sapore della Gioia vera. Ninì aveva imparato che la Sapienza è l’unica via per raggiungere questa gioia e attraverso queste pagine vuole ricordarlo ai suoi amici perché non lo dimentichino mai. Grazie Ninì.
Stride la mitezza di questo giorno mentre il passo lento mi porta da te e si fa pesante, in quel luogo freddo dove tutto è silenzio, dove il cuore urla gonfio di dolore…. Incontro volti, occhi pieni di tristezza.. mani quasi giunte si colorano di fiori….profumi confusi aleggiano in questo luogo che sa di morte dove svettano i cipressi, gli unici, a ricordarci la resurrezione. Io ti cerco, babbo, in quella nicchia, osservo la tua foto mentre orante rimpiango la tua quotidiana presenza ma… TU NON SEI QUI dietro la bianca lapide. Tu sei sempre stato luce, sorriso, certezza per chi ti ha conosciuto ed amato e continui ad esserlo nei nostri cuori, nei ricordi, nei pensieri, nei quotidiani gesti da te forgiati su noi bambini. Sei vivo e presente dentro me… anche se di te mi manca tutto un universo…Nel ritorno il passo è veloce, leggero, quasi a bruciare i metri che mi separano da quel cancello spalancato e… Sorrido… Tu ci sei… ACCANTO A ME☀️ CIAO BABBO❤️
Per una felice coincidenza oggi abbiamo l’onore anche di rendere omaggio alla memoria del nostro carissimo fratello Ninì che avrebbe compiuto 87 anni e di pregare per lui in questa Celebrazione odierna. Sappiamo anche che con Mons. Pisani aveva una relazione speciale essendo l’Avvocato della Diocesi e il Presidente dell’Azione Cattolica diocesana.
Sarà difficile che la vita del nostro Ninì sia per noi come il ricordo di un ospite di passaggio di un solo giorno, cioè un avvenimento che è scivolato via e non vi è più traccia. Non solo perché i 35 anni della sua vita in Comunità sono stati pieni, zeppi di iniziative e di realizzazioni pastorali, ecumeniche, culturali, di evangelizzazione, lunghi ed estenuanti viaggi missionari
che ci hanno portato insieme a visitare terre lontane e popoli stranieri che mai avremmo potuto lontanamente immaginare – e che se qualcuno ce lo avesse profetizzato all’inizio della fondazione della nostra Comunità forse non ci avremmo creduto – l’ultimo fu a Recife, Brasile solo due mesi prima del nostro distacco terreno. Per noi Ninì ha rappresentato ancora più di un semplice partecipante ad attività comunitarie, perché il titolo di Membro della Comunità di Gesù, vissuto senza risparmiarsi, gli è rimasto intatto sino alla fine e con cui Dio gli ha concesso di entrare e rimanere per sempre nella nostra storia personale e comunitaria.
Permettetemi solo di ricordare alcuni tratti salienti della sua poliedrica personalità umana e spirituale:
Per quanti hanno conosciuto l’indimenticabile Ninì, sarà ricordato come un padre, un fratello, un amico buono e fedele che ha servito con amore Cristo e la Sua Chiesa. Padre e marito esemplare, maestro di vita, ha testimoniato la sua vita di fede sia nella comunità cristiana sia nella società civile con opere, dottrina e sapienza oratoria non comune che gli derivavano dal suo costante contatto con Gesù a cui era intimamente unito attraverso la Preghiera, l’ascolto della Parola e l’Eucaristia quotidiana.
Laureato in Giurisprudenza presso l’Università “La Sapienza” di Roma esercitò la professione forense in Gravina in Puglia. Fu iscritto all’Albo Speciale per la Suprema Corte di Cassazione e le Magistrature Superiori.
Entrato in politica nell’allora Democrazia Cristiana ricoprì numerosi incarichi comunali e provinciali. Successivamente fu nominato Vice Pretore onorario di Gravina in Puglia.
Ha servito con umiltà e docile obbedienza l’autorità della Chiesa Cattolica nei suoi pastori, i Vescovi, succedutisi nella Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, collaborando in numerosi e delicati incarichi diocesani.
Attento alle istanze innovatrici del dopo Concilio Vaticano II, è stato Rappresentante Europeo della Catholic Fraternity of Charismatic Covenant Communities and Fellowships di Diritto Pontificio dal 2007 al 2016 e ha ricoperto altri incarichi nel Rinnovamento nello Spirito in Italia. Era membro del Board “United in Christ International” a Dallas (TX) per il dialogo ecumenico dal 1995. Ha partecipato alle ordinazioni presbiterali ed episcopali anglicane nel Regno Unito e a Capri ed ha contribuito alla nascita dell’esperienza ecumenica pentecostale della Comunità in Argentina.
Ricercatore zelante di spiritualità carismatica ed ecumenica, evangelizzatore e operatore di carità verso i bisognosi, Membro del Consiglio dal 1987 al 2017, come fratello “anziano” ha servito la Comunità di Gesù in compiti di responsabilità e in mansioni umili, il tutto con grande generosità e gioioso trasporto, come era suo solito ma anche con grande rispetto dei ruoli che venivano assegnati a sé e agli altri. In particolare, ha accompagnato e sostenuto lo sviluppo della nostra opera viaggiando come missionario insieme a Rosa in terre lontane (Argentina, Brasile, Stati Uniti d’America, Israele, Romania, Albania …), contribuendo decisamente alla diffusione internazionale della Comunità stessa. Avrebbe desiderato partire in Angola ma il suo medico lo distolse da un’impresa così ardua per la sua non più giovane età.
Come giurista ha aiutato numerose Comunità in tutto il mondo a redigere i loro statuti al fine di ottenere il riconoscimento canonico da parte dell’Autorità Ecclesiastica Competente. Animatore appassionato della preghiera di lode e di adorazione ha tenuto conferenze, ritiri, insegnamenti, attraversando in lungo e in largo tutta la nostra Penisola. Ci ha lasciato in dono numerose pubblicazioni su argomenti storici, poetici, teatrali, letterari, teologici e opere pittoriche che ci arricchiscono del suo prezioso insegnamento. Il suo ultimo impegno culturale, “Cantiamo al Signore – I Salmi in lingua gravinese”, portato a termine dopo ben 30 anni di lavoro, è stato pubblicato solo nel febbraio scorso.
Si è speso sino alla fine per la causa di Cristo e del Suo Vangelo (www.nunziolangiulli.com).
Per questo, non finiremo mai di ringraziare il Padre del Cielo per avercelo donato: è stato per molti di noi un privilegio e un onore averlo avuto come fratello “saggio e sapiente”, compagno di viaggio in un’avventura spirituale inedita, per aver condiviso con lui ogni tappa storica della nostra Comunità.
Permettetemi un piccolo ricordo personale di tanti anni or sono. Egli amava dipingere e mi diede in dono un suo quadro ad olio dove erano rappresentate due barche, una grande ed una più piccola, sulla riva di un mare aperto. Quel dipinto cristallizza profeticamente quell’avventura missionaria della Comunità che ci fece prendere il largo verso orizzonti geografici con grande coraggio, fiducia e determinazione andando incontro all’ignoto e all’inedito che la Provvidenza aveva da tempo preordinato.
Ci mancherà molto il suo volto raggiante, la sua parola accorata, la sua gioia contagiosa, la sua fede carismatica, la sua forza interiore, la sua audacia pentecostale, il suo coraggio umano, ma soprattutto il suo senso ecclesiale. Il suo vuoto è evidente.
Tuttavia, lo scorso 21 settembre, giorno della mia festa onomastica, ho vissuto una esperienza insolita. L’ho raccontata il giorno dopo a sua moglie Rosa e ad alcuni fratelli.
Durante la notte ho sognato Ninì mentre eravamo insieme a visitare una Comunità in missione in Argentina e lui si diceva pronto per dare un insegnamento. Questa Comunità non l’ho mai conosciuta. Era diversa dalle altre che conoscevamo e cha avevamo visitato negli anni. Conversavamo con i suoi leader, adulti e alcune ragazze, sulla situazione del Rinnovamento in Argentina e a livello internazionale …. Le immagini nella mia mente durante il sogno e tutt’ora sono molto vivide. Ninì era come al solito molto attivo e sereno, più giovane e con corporatura poco più robusta, con capelli corti brizzolati e ben pettinati, maglietta bianca a mezze maniche, gesticolava e con il suo solito umore gentile, cordiale e dal timbro di voce squillante, all’incirca nell’età della nostra missione in Argentina. La cosa bella che il sogno è durato un po’ anche quando mi sono alzato dal letto mentre ero ad occhi chiusi. Non mi era accaduto prima d’oggi.
Questa visita è stato ancora un regalo personalissimo di Ninì, il più grande che potessi aspettarmi nel giorno del mio onomastico. Sento la sua presenza discreta accanto a me che m’ispira costantemente, mi sostiene e prega per me. Che bella la Comunione dei Santi. Ho pianto di gioia!
Mi piace pensare, a Ninì, che ora siede presso le sorgenti della Vita, mentre s’intrattiene amabilmente con il nostro Vescovo Tarcisio Pisani e con tanti altri fratelli e sorelle della Comunità di Gesù che ci hanno preceduti in Cielo. Amo sentirlo cantare a squarciagola come era suo solito insieme a Padre Carlo Colonna intonando le caratteristiche melodie in vernacolo partenopeo.
Sono certo che non farà fatica Ninì, ancora una volta, a sostenere il tenore dei tuoi sapienti discorsi e a intrattenere se possibile altri concittadini in Cielo come era suo solito con i suoi concittadini gravinesi e magari a sorprenderli come è successo tante volte con noi in Comunità! Ma soprattutto amo pensare che da Avvocato continuerà a proteggere insieme ai Santi la nostra Comunità che lo ha avuto come un dono inestimabile.
Ed ora ancora una sorpresa di Ninì per tutti noi qui riuniti che a voluto riservarci: ascoltiamo dalla sua stessa voce la sua ultima esortazione all’ultimo ritiro dello scorso febbraio.
Riposa in pace, amato Ninì, fratello, padre, maestro e amico nostro per sempre e continua a pregare per noi e a vegliare sulla tua amata Rosa, i tuoi cari figli, le nuore e tuoi diletti nipoti.
In questa Celebrazione esprimiamo la nostra profonda gratitudine al Signore per la vita di Ninì e del Vescovo Tarcisio Pisani!
Ciao carissimo Ninì, i momenti che abbiamo trascorso insieme, da quando nel 1960 lasciai Gravina, sono stati rari e molto brevi ma sono sempre stato consapevole del fatto che tu per me e per i miei fratelli eri sempre presente, siamo stati parte dei tuoi pensieri e delle tue affettuose attenzioni.
Durante i nostri colloqui telefonici le tue prime parole erano in un perfetto dialetto gravinese di cui io, dopo tanti anni, non ricordavo più il loro significato. E tu, dopo la traduzione mi dicevi sempre di non dimenticare le nostre radici e di non perdere l’amore per la nostra storia e la cultura del sud.
Mi preme ricordare proprio quei brevi momenti vissuti insieme. Tu e Rosa siete venuti a Milano, era verso la fine degli anni Sessanta, inizio anni Settanta. Rosa aveva espresso il desiderio di incontrare la sua amica Virginia. E’ bastata una telefonata e con la mia Fiat 500 siamo andati insieme a trovarla. Con noi è venuta anche mia cognata Maria a Milano anche lei in quei giorni. Per Rosa è stato molto bello rivedere Virginia dopo tanto tempo.
Caro Ninì, così come hai accolto papà Celestino in occasione dei suoi brevi viaggi a Gravina e non gli hai fatto mancare la tua vicinanza, allo stesso modo ti sei comportato con me e non posso dimenticare quando io e i miei fratelli Ninì e Pinuccio siamo venuti a Gravina per essere vicini ai nostri cari genitori defunti, papà da oltre vent’anni e mamma da oltre trenta, in un momento così doloroso. Tu ci sei stato molto vicino. Quel giorno ci hai ospitato a casa tua e Rosa è stata lieta di accoglierci con grande affetto.
Un ricordo indelebile è quello degli auguri che ci scambiavamo in occasione delle festività della Santa Pasqua e del Santo Natale e molto gradite erano le tue meravigliose poesie che mi facevi avere e che custodisco gelosamente.
E perché rimanesse vivo in me il ricordo delle mie radici e della cultura del Sud molto graditi sono stati i tuoi libri Terr’a Sulagne e Venti di Unità che gentilmente mi hai regalato.
Ci sono stati altri momenti, anche se brevi, sia a Gravina che a Milano, durante i quali non è mancata l’occasione di parlare delle nostre famiglie.
Ciao caro amatissimo cugino. Francesco PACE Cassina de’ Pecchi, 22 giugno 2020
Analisi della poesia “Primavera” di Ninì Langiulli eseguita dalle alunne Arianna Loglisci, Alessia Filomena e Francesca Pacella, classe II B – Liceo indirizzo Scientifico “Tarantino” di Gravina in Puglia, coordinate dalla Prof. Filomena Caso.
Torna finalmente a rifiorire il mandorlo nei campi lungo le vie ancora grigie e gelide di fango. Pure se freddo e amaro questo corto febbraio ha già nell’aria nel vento della sera intenso e prematuro il dolce profumo della primavera. Le primule già fanno capolino sul ciglio dei binari oltre la Murgia dopo Santeramo e verso la marina i mandorli son bianchi per i fiori e i peschi han gonfie le punte dei rosati boccioli. A Bellarosa dove si ferma la littorina viaggiando verso Gioia ogni mattina sono già verdi le siepi del biancospino già fiorito il cui profumo amaro entra dal finestrino col tiepido calore del primo sole.
Nunzio Langiulli, nasce a Gravina nel ’33 e si laurea in giurisprudenza presso l’Università di Roma. Nonostante la sua intensa attività giuridica, il nostro concittadino Nunzio riesce ad affermare la sua voce di fine autore di opere in lingua e in vernacolo di grande finitura artistica.
Nella sua poesia “Primavera” l’io lirico assiste al risveglio della primavera cogliendo già nell’aria del “corto febbraio” i primi segni che ne preannunciano l’arrivo. Lo sguardo del poeta in viaggio verso Gioia su una littorina coglie le primule che “fanno capolino” sui binari oltre la Murgia, accarezza i mandorli dai fiori bianchi e ci fa assistere al germogliare dei peschi attraverso una immagine plastica, il gonfiore delle “punte dei rosati boccioli”, che si fissa nella mente del suo lettore. E intanto si giunge a Bellarosa accolti dall’amaro profumo del biancospino in fiore che “entra dal finestrino con il tiepido calore del primo sole”.
Dal punto di vista metrico la poesia si articola in un’unica strofa di 36 versi liberi, perlopiù settenari e quinari, incrinati dall’uso frequente degli enjambement. Il tutto dona alla lirica una forte verticalizzazione. Sono presenti coppie di parole in rima anche se a distanza: “sera” e “primavera” (vv. 12-15), “littorina” e “mattina” (vv. 28-29), “finestrino” e “biancospino” (vv. 31-34). Non mancano tuttavia effetti fonici di rilievo, quali l’insistita allitterazione della “r” presente in quasi tutti i versi a partire dal titolo “Primavera”, a seguire con “torna”,”rifiorire”, “mandorlo” solo per citare i primi versi, sino al martellante “pure se freddo e amaro” del verso 9, continuato con i susseguenti “prematuro”, “profumo”, “primavera”, “primule” nel nesso consonantico “pr” ai versi 13, 14, 15 e 16, per di più in parole collocate significativamente in chiusura, sede privilegiata del verso. La durezza del suono “r” tuttavia è mitigata dalla allitterazione della labiale “m” e della palatale “n” già evidente nel primo verso “torna finalmente”, ricorrente nei versi successivi sempre in congiunzione con il suono “r”. L’effetto che se ne ricava è straordinario perché oltre a conferire musicalità alla poesia, questi suoni riescono a tradurre la condizione propria della primavera, caratterizzata per le sue note aspre e dolci al tempo stesso.
Il registro è medio e il linguaggio semplice, pur adottando una precisa nomenclatura botanica di ascendenza pascoliana, come ad esempio con le parole “mandorlo” (v. 3), “primule” (v. 16), “peschi” (v. 24), “biancospino” (v. 31). La sintassi inizialmente paratattica, caratterizzata da frasi indipendenti, nella seconda parte, a partire dal verso 26, diventa ipotattica, donando alla lirica un ritmo più lento e pacato, quasi ad indicare la necessità di soffermarsi per cogliere i misteri della vita.
L’avvento della bella stagione viene rappresentata attraverso l’ausilio dei cinque sensi, che costituiscono un significativo campo semantico: “grigie” (v. 6), “gelide” (v. 7), “freddo e amaro” (v.9) “dolce profumo”(v. 14) in sinestesia, “sono già verdi le siepi”(v. 31), attraverso il quale si evidenzia la rinascita della natura. Un altro campo semantico è quello del viaggio: “sul ciglio dei binari” (v.18), “oltre la Murgia” (v.19), “dopo Santeramo” (v.20) “viaggiando verso Gioia ogni mattina” (v. 29). La compresenza dei due campi semantici rende esplicito il messaggio della lirica: ogni viaggio è esperienza di rinascita per chi sa arrendersi alla meraviglia del mondo che lo circonda.
La primavera, con il suo carico di significati simbolici, ha ispirato anche altri autori, solo per citarne alcuni: Vincenzo Cardarelli – “La primavera”; Edmondo de Amicis – “Dall’inverno alla primavera”; Grazia Deledda – “Primavera”. In queste poesie il risveglio della natura è rappresentato attraverso l’esplosione sensoriale che l’accompagna, facendo leva sui cinque sensi. Il nostro però rende più suggestivo il significato della rinascita, intrinseco alla stagione rappresentata, proprio nell’accostamento al tema del viaggio.
La poesia “Primavera” di Langiulli ci consente di attraversare queste spesse pareti che ci fanno da corazza protettiva in questi giorni di pandemia e ci permettono di osservare, annusare e ammirare i germogli della natura che puntuali si ripresentano alla luce del sole. Purtroppo ora non c’è nessuno che possa ammirarli. La primavera è una rinascita, un nuovo inizio. Verrà anche il nostro momento di rinascere e di sbocciare come quelle primule sul ciglio dei binari chissà verso quale nuovo viaggio.
Arianna Loglisci, Alessia Filomena, Francesca Pacella Classe II B – Liceo indirizzo Scientifico”Tarantino” Gravina in Puglia
Carissima Rosa, cara sposa di Ninì, voi cari amati figli e nipoti, tutti voi familiari e amici di Ninì. Carissimo Matteo, Presidente della Comunità di Gesù, carissimi fratelli e sorelle della Comunità di Gesù, siamo qui in questa Celebrazione, anche se distanti l’uno dall’altro, ma certi che il Santo Sacrificio, sempre, quindi anche in questo momento, ci avvicina e ci unisce, perché attualizza l’unico sacrificio di Cristo Salvatore, insieme all’offerta della Chiesa, il «sacrificio della lode e della adorazione». Perciò, penso non ci sia un modo migliore di ringraziare il Signore con l’Eucaristia e così ricordare il nostro carissimo avvocato Nunzio Langiulli che, i suoi cari, i suoi parenti, gli amici, e i fratelli e le sorelle della Comunità di Gesù, sempre hanno chiamato e così lo ricorderemo affettuosamente e semplicemente come “Ninì”.
La prima lettura (cfr. At 8,26-40) che oggi ci regala la Chiesa è proprio per lui. Era la prima volta che il Vangelo di Gesu Cristo era stato annunciato a uno straniero di Etiopia. Questo funzionario era uno dei primi cristiani di origine gentile, cioè non ebreo. Probabilmente questo personaggio importante simpatizzava con la fede ebraica, ecco perché era andato in pellegrinaggio al tempio di Gerusalemme e ora stava leggendo il Libro del profeta Isaia. Filippo imita esattamente il metodo che Gesù usò con i discepoli di Emmaus (cfr. Lc 24,13-35). Vi ricordate quel passaggio? Allora, si mette accanto di questo funzionario etiope e ascolta ciò che stava leggendo. Dal Libro del Profeta Isaia stava leggendo il racconto delle sofferenze del Servo del Signore. E così, man mano, interpretando quel bel testo, gli annuncia la buona notizia di Gesù Cristo. La Parola del Signore tocca il cuore di questo alto funzionario, tanto da chiedere di essere subito battezzato. Filippo aveva agito secondo lo Spirito Santo e poi viene rapito dallo stesso Spirito.
Nella sua vita Ninì ha agito come Filippo. Ha lasciato ardere il suo cuore con la Parola del Signore e si è lasciato guidare dallo Spirito Santo. Indubbiamente era un uomo pentecostale, carismatico. E la sua passione per il Vangelo lo faceva infiammare!!! Consiglia l’apostolo Pietro di “essere pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt 3,15). Era un avvocato del Signore, perciò aveva sempre la parola giusta per annunciare con gioia e coraggio Colui che era tutto nella sua vita, e così faceva esplodere la lode e l’adorazione. Quando Filippo battezzò l’etiope crollarono le barriere geografiche, etniche e religiose. Anche per Ninì non c’erano barriere geografiche ed etniche per seminare la Parola di Dio: a Gravina, e da Gravina arrivò dovunque: in Italia, in Europa e in America. A Buenos Aires e a Córdoba, in Argentina, e a Rio de Janeiro, in Brasile, insieme a sua moglie Rosa, a Matteo Calisi e ad altri missionari, portò la fiamma del carisma della Comunità di Gesù, che tanto, tantissimo ha amato. Perciò i canti in diverse lingue di questa Celebrazione Eucaristica ci ricordano il dono delle lingue che aveva Ninì, che voleva risvegliare ogni volta che pregava la liturgia delle ore nella sua giornata: una volta in italiano, un’altra in spagnolo o in portoghese.
Non c’erano nemmeno barriere religiose: era amico di sacerdoti, pastori e fedeli di altre chiese cristiane, era amico di fedeli di altre religioni. Perciò aveva lavorato con grande entusiasmo nell’Ufficio per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso, della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Nel Vangelo che abbiamo ascoltato (cfr. Gv 11,1-44), San Giovanni ci presenta l’ultimo segno di Gesù, il più ammirevole, il più sorprendente. Cosa può esserci di più bello che vedere un morto tornare alla vita, che esce vivo dalla sua tomba? Perciò questo racconto è il culmine dei segni che sono narrati nella prima parte del Vangelo di Giovanni. Ma allo stesso tempo, in questo testo si manifesta l’autentica umanità di Gesù, i suoi affetti ed emozioni, la sua capacità umana di tenerezza e di amicizia. Quando Lazzaro si ammala, mandano a dire a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato” (v. 11), e poi vediamo l’emozione del cuore di Gesù, che soffre davanti all’amico morto. Sappiamo che il suo pianto non era apparente, perché il Vangelo dice che Gesù conteneva la sua emozione fino a quando esplose e si espresse in lacrime. Ma quando Gesù riporta in vita Lazzaro, sta manifestando che lui è venuto per dare la vita in abbondanza e sta anticipando la propria risurrezione. Tuttavia, dobbiamo distinguere la risurrezione di Lazzaro dalla risurrezione di Gesù. Lazzaro semplicemente tornò in vita, ma poi morì di nuovo. Invece, la risurrezione di Cristo è la trasformazione totale della sua umanità, e dalla sua risurrezione Gesù può essere presente nel più intimo dei nostri cuori, riversando la sua grazia, dandoci una nuova vita. La risurrezione di Lazzaro è stata solo un segno di qualcosa di molto più importante. Quando Gesù dice: “chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno” (v. 26) e “anche se muore, vivrà” (v. 25) non si riferisce alla vita del corpo ma alla vita più profonda del cuore umano. Colui che ha nel suo cuore l’amore e la luce di Gesù, non perde nulla di ciò quando muore, ma continua ad essere in comunione con Gesù. Posso immaginare quanto piaceva questo Vangelo a Ninì, Gesù fa tornare alla vita il suo carissimo amico. Ninì attingeva dal Signore la forza e la speranza della sua risurrezione, e la comunicava agli altri con sicurezza. Quanti sono stati beneficati dalle sue parole di conforto!!! Oggi possiamo pensare Ninì al posto di Lazzaro.
Signore Gesù, inanzitutto Ninì è colui che tu ami, ma tu lo sai meglio di noi: è colui che tanto ti ha cercato, ti ha adorato, ti ha lodato, ti ha amato nascosto nei fratelli, nei piccoli e nei poveri. Prendilo per mano e portalo con te. Nell’attesa di ritrovarlo, non finiremo mai di ringraziarti per il dono della sua vita, e siamo certi che lui non mancherà di parlarti di tutti noi e di chiedere ogni bene per tutti noi. Amen.
eccomi, arrivo anch’io col mio saluto a te, amatissimo fratello, ecco la tua “sorellina”, tanto desiderosa di versare anche una parola, insieme alle lacrime che il grande evento familiare ha fatto scorrere, PASQUA nella PASQUA, la tua PASQUA.
Arrivo, in ritardo, lo so, ad un mese esatto dalla tua partenza.
Pur bagnato dalle lacrime, il desiderio di un saluto diretto a te era stato prosciugato dallo sgomento, dal dolore: le parole hanno richiesto il loro tempo per prendere forma.
Sebbene confortata dai saluti dei tanti che ti hanno amato, amici, e fratelli nel cammino della fede, e nella mia premura di offrire dal monastero il mio conforto, ai tuoi più intimi, Rosa, Lillino, Raffaella, e Michele e poi a noi, i tuoi numerosi fratelli e sorelle – Tobia, Gino, Maddalena, Vittorio, Anna – mentre immaginavo, nelle profondità della preghiera, i nostri carissimi Franco e Teresa, la nostra giovanissima nipote dai riccioli d’oro, Raffaella, già da molti anni partiti per il CIELO, li immaginavo insieme a mamma e papà, e tanti altri, parenti, amici, terrestri e celesti, con una lunga schiera guidata dalla Madre Santissima, venirti incontro, quasi ad accompagnarti, condurti davanti al Trono dell’Altissimo, dal tuo e nostro Amatissimo GESU’.
Sai bene, Ninì, che noi suore di clausura siamo avvezze a “portare dentro”, tenendo vicini i lontani, in una comunione che ci supera e che spesso noi stesse non sappiamo spiegare, ma che quanti nel mondo hanno imparato a pregare, condividono con noi. E tu eri uno di loro, direi uno di noi…
…tenendo viva la fiamma della fede e il conforto che per la tua stessa fede vissuta in totalità ci raggiungeva. Tutto questo accade nelle nostre profondità custodite e abitate da Dio….
Eppure questo evento così repentino, temuto, e mai pensato così, nella “violenza” di una sottrazione allo sguardo di tutti, ha richiesto anche a me, fisicamente lontana da casa da tanti anni, un tempo di consapevolezza.
La consapevolezza che non ti vedrò più, non ti abbraccerò mai più.
Tanta trepidazione vissuta nei giorni del tuo ricovero in isolamento e il mio cantare più intensamente nella nostra liturgia monastica, quasi a voler sfondare le barriere sanitarie e chiedere a Gesù che si facesse Egli stesso PRESENZA al tuo capezzale e trasmettitore del nostro amore e della liturgia dell’ultimo scorcio di Quaresima, attraversata dalla dolorosa esperienza, per tutti, di una pandemia, che non dava tregua. E voler estendere in qualche modo la preghiera nel desiderio di raggiungere tutti coloro che, giovani e vecchi, credenti e non, stavano soffrendo negli ospedali.
Poi la domenica del Vangelo di Lazzaro: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato” e il risuonare di quell’altro meraviglioso asserto dell’evangelista: “Gesù amava Marta, sua sorella e Lazzaro”, la certezza rassicurante che siamo custoditi dal suo AMORE.
La fede trasfigura, la fede consola e i ricordi affiorano mettendo a fuoco la preziosità degli incontri ultimi con te e Rosa, qui a Gerusalemme, Pentecoste 2016 e Ascensione 2017 e ancora gli ultimi, con te in assoluto, nella mia breve visita in famiglia nel novembre 2017, a casa tua intorno alla tua tavola: la prima volta in grande allegria, con figli e nipoti, e la seconda, più intima e feriale, con te e Rosa, in cui ci siamo concessi, anche, nel pomeriggio, un momento di preghiera in tonalità carismatica e la tua splendida declamazione degli inni del breviario spagnolo, nella lingua che tu amavi e a volte privilegiavi nella preghiera liturgica.
Le tue due visite a Gerusalemme, in occasione del grande raduno di Pentecoste delle Comunità di Gesù brasiliane: il nostro incontro nell’albergo, ex convento dei Maroniti, e le nostre passeggiate nei vicoli della Città Vecchia, tra le esposizioni del coloratissimo suk medio – orientale e la visita al Muro occidentale, che nel momento di preghiera separato, nei settori uomini – donne, aveva raccolto le lacrime di Rosa, insieme a quelle delle donne ebree che consegnano là i loro dolori. Eravamo poi tornati al muro dopo la cenetta insieme nell’hotel dei Maroniti, per assistere all’apertura dello Shabbat, dove avevi potuto rimirare le danze e i canti a girotondo dei giovani ebrei che accoglievano così, con gioia debordante, la Regina Shabbat e il tuo osservare col desiderio di poterlo raccontare ai nostri giovani occidentali, purtroppo derubati della gioia della fede, e della bellezza del Sacro.
Che gran dono Gesù mi faceva, di poter ricevere la visita del maggiore dei miei fratelli in monastero qui nella Città Santa, con la mia nuova comunità dai colori internazionali per ben due volte e poter condividere con noi la vostra testimonianza di fede, del vostro cammino missionario con la Comunità di Gesù, fino al racconto del vostro primo incontro e innamoramento. Sr Roberta, sorella italiana, sarda, ricorda ancora la tua frase, riferita alla giovanissima Rosa tanto da te subito amata e corteggiata: “Ava scenn do cavadd”, “Scenderà dal cavallo!”
…E poi pregare insieme lo Spirito Santo per il bene della nostra comunità e di ciascuna di noi, infine la visita alla tomba di sr Maria della Trinità, morta giovane nel nostro monastero in odore di santità, nel piccolo cimitero all’interno del giardino di clausura e spingerci qualche passo più addentro, oltre il limite che la clausura impone, per mostrarvi il grande Crocifisso che si innalza tra gli ulivi nel giardino. Mi è rimasta impresso un piccolo particolare, mentre tu, Rosa ed io camminavamo sul vialetto per giungere al cimitero: la cura e attenzione con la quale hai osservato ed evitato di schiacciare neppure una della grosse formiche che si aggiravano intorno al formicaio, che ogni anno in primavera si riapre consentendo loro di respirare l’aria e la luce. Eri incuriosito, ma non volevi ferirle. Tutte le volte che passo per là ricordo il tuo gesto.
…E poi l’ultima nostra passeggiata da Notre Dame a Jaffa Gate: Rosa camminava più speditamente di te, e, parlando con padre Dante, non si accorgeva di lasciarti indietro. Allora io ti offrii il mio braccio per dar sollievo alle tue ginocchia doloranti e rendere più lieve il tuo incedere. Fu lì che incrociammo quell’anziano ebreo, religioso osservante, con cappellone, ma non ultraortodosso, che disapprovò con l’agitazione dei gesti e il concitato “lo, lo” che in ebraico significa “no, no”. Io guardavo sorpresa quel vecchio saggio, in agitazione per noi, e tu subito gli gridasti a voca spiegata in italiano: “E’ mia figlia” ed io, perché lui capisse meglio ripetei in inglese: “I am his daughter”, convinti entrambi di dire la verità.. E poi ti dissi: “Ninì io sono tua sorella” e tu mi rispondesti “Sì, ma per me tu sei anche mia figlia!”
Bellissima scenetta, ma, a dire il vero tu eri un po’ stizzito dal fatto che quello strano vecchio ebreo sconosciuto osasse censurare il nostro affetto e interloquire sulla nostra bella passeggiata. Io ridevo a crepapelle, in quell’attimo fuggente di felicità. Cercai di spiegare l’accaduto, a te e a me, causato, forse, dal mio abito monastico, che probabilmente agli occhi del vecchio ebreo censurava il dare il braccio ad un uomo.
Alla fine hai riso anche tu e abbiamo concluso insieme : “Forse è un po’ matto!”, proseguendo la magnificata passeggiata all’imbrunire fino alla fermata dell’autobus. Gerusalemme sorprende sempre e in tutto quello che accade , nelle strade e nelle piazze, pare esserci comunque una motivazione religiosa, anche lo sputare per terra, che, raramente, ma ancora accade al passaggio dei cristiani e perfino quando si spara o si tirano sassate o coltellate è per la religione!!! Gerusalemme, Città Santa e Crocifissa, Città che attende lo svelarsi del Risorto, ospite misconosciuto e indesiderato, nascosto nella Sua Casa.
Potrei continuare all’infinito con i ricordi, ma voglio appuntarne solo ancora due:
il primo descrive la gioia di stare con te, quando ero bambina e in modo particolare i percorsi in macchina, con te alla guida per andare dal paese a Bari o per qualche gita al mare. Era tutto un cantare, dalla partenza all’arrivo, La Valsugana, Quel mazzolin di fiori, Il sole dietro ai monti e L’allegra sinfonia con la signora con la piuma sul cappello cha fa amor col maresciallo e va a spasso con l’ombrello. Ci divertivamo tanto , Tobia ed io e avremmo desiderato che quei chilometri si prolungassero all’infinito. Smettevi il canto solo per spiegarci qualcosa di interessante da osservare lungo la via.
Il secondo ricordo è riaffiorato mentre leggevo in questi giorni la testimonianza degli anziani del nostro paese, probabilmente tuoi coetanei, così descritta da un tuo amico in tua memoria: “Toccava a lui fare il sindaco di Gravina nelle elezioni comunali del 1960 ci raccontano gli anziani del paese, Ci fu l’opposizione da parte del vescovo dell’epoca, mons. Aldo Forzoni, il quale motivò la sua scelta: “Le pozzanghere non si puliscono con i panni di lino.” Fu un riconoscimento esplicito alle doti morali dell’avvocato che non doveva avventurarsi in un ambiente acquitrinoso.”
Rileggere questa frase ha fatto riemergere il ricordo e mi è risuonata dentro con forza, ricordando le discussioni animate tra te, Ninì. e papà, che non trovava pace considerandola una palese ingiustizia, mentre mamma custodiva in cuore, più che il dolore, l’elogio al suo beneamato figlio da parte del santo vescovo fiesolano. Pur contenendo un diniego il vescovo aveva colto la tua bellezza interiore, la tua purezza ed ella ne rimaneva fiera.
Io, bambina di sette anni, capivo tanto, certo non tutto, ma custodivo anch’io questo come un evento veramente prezioso, che mi faceva gustare la tua grandezza morale.
I tuoi grandi ideali, espressi con la tua perita eloquenza, erano riusciti dopo tantissimi anni a far cambiare colore alla rossa Gravina, comunista di vecchia tradizione, nei risultati elettorali di quell’anno.
Il Signore ti ha mantenuto saldo nei tuoi ideali, ma ha tenuto mondo il prezioso panno di lino che eri, sei e resterai per sempre. e lo ha fatto anche in seguito, quando a livello politico hai subito altri tradimenti e delusioni nel partito nel quale avevi continuato a credere e a sostenere nell’impegno politico a favore del nostro paese, nell’amore del bene comune e dei tesori etici della cristianità e che la stessa cristianità tiepida ha tante volte abdicato (ripenso qui al tuo impegno nel referendum affinché non passasse la legge abortiva in Italia)
Gesù aveva un ben più alto progetto per te e oggi ne vediamo il BEATO COMPIMENTO!
La tua sorellina Alba Chiara della Risurrezione, (Rosa, al fonte battesimale) che ti scrive dalla sua cella monastica nel Monastero Sainte Claire in Gerusalemme il giorno 30 aprile, trigesimo della tua partenza nell’eterna e beata Dimora.
Rivisto e inviato il 3 maggio, giorno anniversario della partenza verso l’alto del nostro papà Michele, tanto attivo e inquieto, quanto onesto e ricercatore della giustizia sociale.
Ti sento Nel risveglio del mattino quando il tempo si fa attesa del nuovo giorno e lenti I minuti scorrono tra i ricordi di gioie indelebili che affiorano tra le lacrime. Ti sento nella mutabilità del vento che accarezza le foglie nel mio balcone mentre dipingo il tuo volto sui muri bianchi delle case e nell’azzurro di questo cielo. Ti sento… nell’impalpabile leggerezza di ogni tua carezza ora sognata nelle tue morbide mani sempre operose quelle stesse che partecipavano con forza ad ogni tuo dire… Sì, ti sento nella preghiera quando lo smarrimento mi assale e come un’onda mi trasporta e mi avvicina a te Ti sento papà ti sento… ogni parte di me urla il tuo nome Non più disperazione non più solo tristezza infinita non più dolore immenso no, ti sento ti fai strada come mai nella vita di chi ti ama e nella mia… … Così cresci… ed io ti sento mai come oggi ti lascio fare Faccio spazio dentro me ridimensiono smusso allargo Cosi ti porto a spasso papà. Vivrò nel mondo e insieme a te percorrerò le strade del mio futuro e guarderò le cose con i tuoi occhi occhi buoni occhi stanchi ma mai sfiniti occhi pieni di speranza occhi sorridenti perché tu vivi dentro me e in tutto ciò che ci hai lasciato come nn hai fatto mai… TI SENTO ❤